Europa

Unione Europea sempre più zerbino di Zelensky e Trump

L’Unione Europea non è minacciata solo da Donald Trump, ma anche dal presidente ucraino Zelensky che, in barba a tutto quello che è stato fatto per lui e per la sua nazione che, non fa parte della Nato e non fa parte dell’Unione Europea, si è preso il lusso di redarguire gli europei indossando i panni del severo professore.

Trump, Zelensky e in mezzo l’Unione Europea

Sembra passato un secolo da quando il presidente ucraino venne messo in riga alla Casa Bianca, adesso, a Davos, i due si passano la palla e convergono su un punto fondamentale: prendere di mira la debole Unione Europea nella speranza di demolire quello che resta di credibile.

Partiamo da Trump: il presidente degli Stati Uniti prima minaccia la Groenlandia (ci serve), la reazione della Danimarca è di mandare qualche soldato, stessa cosa fa l’Unione Europea. L’intento dura poco perché la Germania, sotto la minaccia delle sanzioni, richiama in patria i 15 militari inviati. Il risultato è uno spettacolo miserabile dove ad essere ridicolizzata è l’intera Europa. Trump capisce di aver fatto centro e abbassa le pretese accontentandosi di un accordo che ceda i diritti minerari e alcune basi militari installate, forse, su territori a sovranità americana.

Non è finita, Mr. Orange poche ore dopo inizia a cannoneggiare gli alleati: “La Nato ci ha trattato male, per anni gli Stati Uniti hanno pagato il 100% della vostra difesa”. Non solo, ha poi attaccato il contributo degli europei nella guerra in Afghanistan affermando in parole semplici, che se la sono fatta alla larga dalle linee del fronte. Un insulto gratuito e un ennesimo falso storico fatto passare per vero. Al di là di qualche timido miagolio, nei fatti, Trump non ha subito nessuna rappresaglia, a dimostrazione della disastrosa e fallimentare situazione dell’Unione Europa e della sua commissione guidata dalla maggiore responsabile di tale disastro: Ursula von der Leyen.

Zelensky da comico a bacchettatore

Dopo le sberle di Trump arrivano anche le bacchettate di Zelensky che si è permesso il lusso di impartire lezioni di politica, strategia ed economia. Tra le varie accuse vi è quella di non aver fatto con Putin quello che è stato fatto con Maduro, ossia di organizzare un raid sul Cremlino e rapire il leader russo.

Poi si è passati ai fondi russi che non sono stati congelati e consegnati a Kiev (a lui), continuando a battere cassa verso le nazioni che hanno accolto e mantengono milioni di rifugiati, che mandano armi e denari, tenendo in vita una nazione che senza l’aiuto della UE sarebbe finita a gambe all’aria in un paio di mesi. Nonostante questo, gli europei hanno deciso di indebitarsi per 90 miliardi per sostenere lui e la sua ciurma, oltre ai cento miliardi di dollari di armi che gli alleati Nato comprano dagli americani per girarli all’Ucraina.

Quattro anni di guerra stanno rappresentando una politica disastrosa per gli europei che continuano a scavarsi la fossa da soli e anche qui, le reazioni, sono state tiepide e nessuno ha fatto quello che avrebbe dovuto fare: chiudere le borse, cessare l’invio di armi e munizioni e rimpatriare i rifugiati ucraini.

di Sebastiano Lo Monaco

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