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Iran International strumento di propaganda occidentale

Iran International è un canale televisivo in lingua persiana con sede nel Regno Unito che si rivolge al pubblico iraniano all’interno e all’esterno dell’Iran tramite satellite in chiaro. Fin dalla sua prima trasmissione nel maggio 2017, il canale è riuscito ad attrarre una parte significativa dell’opposizione alla Repubblica Islamica dell’Iran, attraverso un linguaggio mediatico fortemente incentrato sulle questioni dei diritti umani, sulle questioni femminili e su quelli che definisce “arresti politici” e “violazioni delle libertà”, e si presenta come una piattaforma che fornisce “visioni realistiche” su ciò che sta accadendo in Iran.

Tuttavia, se scomposto nei suoi componenti, emerge un sistema operativo che va oltre i confini del giornalismo, un sistema che si concentra sull’influenza psicologica e percettiva esercitata nel contesto della lotta politica e regionale contro l’Iran.

Iran International: informazioni di base sulla proprietà e sul giornalismo

La storia della proprietà e le politiche editoriali del canale sono fondamentali per comprenderne la svolta. Secondo quanto riportato dalla stampa, la società proprietaria “Volant Media” è legata a investitori sauditi e personaggi con legami con importanti organizzazioni mediatiche in Arabia Saudita, e la questione dell’indipendenza della sua linea editoriale è stata sollevata più volte. Alcuni dipendenti hanno persino affermato che la direzione tende a promuovere contenuti che sostengono la politica saudita e si oppongono all’Iran, il che è in linea con le pubblicazioni del canale che presentano l’Iran come un avversario politico che deve essere isolato e la cui immagine deve essere screditata.

Il canale viene presentato come una piattaforma per l’opposizione iraniana, soprattutto alla luce dei nomi di spicco del personale giornalistico e redazionale provenienti dall’ambiente britannico, insieme al frequente utilizzo di figure dell’opposizione invitanti, in primis Reza Pahlavi, presentato come una possibile “alternativa” alla prossima leadership.

Iran International: dipendenza dai media occidentali

Questo background si intreccia con un’ampia rete di contatti con organi di stampa occidentali che si oppongono all’Iran, e quindi il canale funge da fonte a cui i colleghi internazionali fanno affidamento quando si occupano di affari iraniani. Iran International non è quindi un canale occasionale, ma parte di un sistema mediatico che produce e si modella attorno a una trama prestabilita sull’Iran, e la distribuisce in diverse lingue e contesti, con l’obiettivo di rafforzare la pressione politica e intensificare l’immagine di uno “Stato in difficoltà” dall’interno e disconnesso dall’esterno.

Impatto percettivo e psicologico

Il canale utilizza tecniche consolidate di influenza psicologica, volte a influenzare lo spettatore, sia all’interno che all’esterno dell’Iran. Uno degli esempi principali è il ricorso a fonti di informazione israeliane per l’analisi e la presentazione delle posizioni, presentate come credibili, mentre qualsiasi sostegno al regime – come marce di massa o dichiarazioni pubbliche di sostegno – viene messo a tacere o soppresso. Questo crea un mondo unidimensionale che sceglie di presentare solo tensioni e proteste, ignorando le voci che rafforzano la base di sostegno del Paese o enfatizzano la stabilità sociale.

Questa scelta non è solo un errore professionale, ma fa parte dell’ingegneria della coscienza attraverso “mezze verità”, che crea l’impressione che il regime locale sia completamente isolato e privo di un’ampia base di sostegno.

Iran International: punti salienti del contenuto giornalistico

Il canale tende ad amplificare qualsiasi posizione occidentale critica l’Iran, attribuendole un peso significativo, in modo da creare l’impressione che l’Occidente stia guidando il processo di cambiamento e detenga la chiave per rovesciare il regime. Pertanto, compaiono frequentemente titoli che riportano dichiarazioni di ministri, funzionari, studi e giornalisti in merito a sanzioni, classificazione di organizzazioni, ritiro di ambasciatori e appelli alla condanna, e persino espliciti incitamenti contro il regime. Quando questi messaggi vengono trasmessi quotidianamente e con grande intensità, creano nello spettatore un senso di “attesa decisione esterna”, come se il cambiamento dipendesse solo da un segnale esterno e non da un’iniziativa interna.

Un incentivo alla mobilità transfrontaliera

Il canale mette in atto anche un discorso di “mobilitazione delle comunità” al di fuori dell’Iran, con formulazioni costanti come “un video ottenuto da Iran International”. Questa frase ricorrente viene utilizzata per promuovere immagini che creano una rappresentazione di una grande protesta all’estero, come dimostrazioni davanti alle ambasciate iraniane, l’ammainabandiera, l’uso di simboli del passato e la presentazione di leader del passato, creando un quadro visivo secondo cui l’intera comunità al di fuori dell’Iran è impegnata in una rivoluzione globale.

Con la proliferazione di tali materiali, l’osservatore ha l’impressione di un ampio e assoluto sostegno al cambiamento, anche quando la realtà è diversa, limitata o selettiva.

Il ruolo di “Ilou bin al-Shah” nella disinformazione

A difesa di tale “propaganda”, Reza Pahlavi viene posto al centro del messaggio, come se fosse il leader alternativo del futuro. Non solo viene invitato a frequenti interviste, ma gli viene anche offerta una piattaforma per un cosiddetto “programma politico”, e il messaggio del “ritorno al vecchio regime” viene frequentemente promosso. Non si tratta solo di presentare opinioni, ma di creare un'”immagine pubblica” come se la maggioranza del popolo iraniano lo sostenesse, anche se in realtà l’apertura mentale non riflette necessariamente tale sostegno.

Utilizzo di teorie di verifica imperfette

Nel contesto della guerra psicologica, il canale a volte impiega tecniche di “bugie e inganni”, ad esempio utilizzando numeri non basati su dati certi o resoconti privi di fonti ufficiali, per aumentare l’impressione di shock e drammaticità. Questo metodo è accompagnato da un’amplificazione e riduzione selettiva: gli eventi che suscitano critiche o proteste vengono riportati come di dimensioni molto ampie, mentre gli eventi positivi o pro-regime vengono messi a tacere.

A volte si verifica anche una distorsione della realtà, ad esempio presentando piccoli raduni come se fossero enormi o ignorando le grandi marce di sostegno, il che crea uno squilibrio deliberato nell’immagine mediatica.

Iran International: attacco ai simboli religiosi e identitari

Un altro elemento di influenza mediatica è l’attenzione rivolta all’attacco di simboli religiosi o tradizionali, dando ampio spazio a discorsi di disprezzo, calunnia e diffamazione contro i simboli religiosi. Presentare eventi in cui si parla di “danni alle moschee” o “danni ai simboli religiosi” con un tono quasi esorbitante o allarmante crea l’impressione che la società nel suo complesso sia contraria alla religione e culturalmente divisa.

Si crea così un quadro in cui il problema non è solo politico, ma anche “culturale” e “valoriale”. Tutto ciò contribuisce a distorcere un’intera realtà sociale.

Paura e incertezza attraverso le notizie “tecniche”

Ciò include anche notizie sulla chiusura dello spazio aereo, l’interruzione dei voli, la pubblicazione di mappe – che possono sembrare tecniche – ma in realtà hanno un impatto emotivo, perché creano un senso di collasso e instabilità continua. Mostrare elenchi di compagnie aeree che stanno interrompendo i voli o mostrare rotte di controllo del traffico aereo vuote non sono solo informazioni, ma creano una “coscienza di paura” e alienazione.

L’immagine dell’“Occidente” come redentore

Se l'”Occidente” compare nei resoconti, allora gli Stati Uniti, e in particolare Trump, vengono presentati come coloro che possono salvare. I briefing riportano le sue parole, promesse e avvertimenti, insieme alla rappresentazione di personaggi come Lindsey Graham come voci autorevoli che invocano un’azione segreta, informatica o persino militare contro l’Iran. Una simile rappresentazione crea negli spettatori la sensazione che il cambiamento non sia possibile senza un intervento americano diretto e che il movimento interno non sia sufficiente, perpetuando così la dipendenza esterna.

Creare la “Grande Minaccia” attraverso annunci di stranieri che lasciano il Paese

Un altro livello di disinformazione è la pubblicazione di messaggi come “Le attività degli ambasciatori sono sospese” o “Si prega di notare che è necessario lasciare immediatamente il Paese X” – informazioni progettate per creare un senso di pericolo immediato, come se un collasso fosse imminente. Quando gli spettatori sono continuamente esposti a questo, si ritrovano con un costante senso di incertezza e un senso di totale oscurità.

Iran International opera su una base selettiva di selezione e revisione, promuovendo al contempo una chiara linea politica contro l’Iran, con l’obiettivo di aumentare l’informazione sulle crisi, negare il sostegno interno e presentare un’immagine unilaterale che serva gli interessi degli oppositori regionali e internazionali.

Il canale sostiene con forza un discorso propagandistico, coltiva l’immagine di Reza Pahlavi come possibile centro del futuro e amplifica le voci occidentali che incoraggiano l’intervento o il cambiamento dall’interno. In questo modo, si trasforma da mezzo di informazione in uno strumento per rafforzare un messaggio ideologico e percettivo nella lotta per la consapevolezza, sia all’interno che all’esterno dell’Iran.

di Redazione

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